Diritti popolari e partiti storici

Creato: Lunedì, 05 Marzo 2007
Tutti sbandierano l’importanza dei diritti popolari garantiti dalle nostre Costituzioni, ma poi molti, in particolare i partiti storici, di fatto cercano ad ogni occasione di limitarne i possibili effetti per paura di perdere un po’ del proprio potere. Basterebbe ricordare solo gli ultimi esempi dell’Iniziativa “28 inceneritori bastano”, dichiarata parzialmente irricevibile, o del Referendum annullato contro la Metanord.
Per limitare o escludere la voce di gruppi e movimenti popolari gli stessi partiti hanno poi eliminato la possibilità di congiunzione delle liste e della formazione di Gruppi misti. Quale “zuccherino” hanno però introdotto la “Lista senza intestazione”, ma anche qui limitandone il valore e la portata.
In particolare se uno utilizza questa scheda senza completare con 5 nomi quella per il Consiglio di Stato e con 90 quella del Gran Consiglio, vedrà gli altri suoi voti considerati come bianchi e quindi non conteggiati. Una scheda secca senza intestazione, come qualcuno ha proposto, avrà lo stesso peso e significato di una scheda bianca, legittimo ed importante segno di protesta in una democrazia, possibilità comunque sempre esistita, anche se finora poco utilizzata.
Chi vorrà dare delle effettive possibilità ai piccoli movimenti popolari di entrare in Gran Consiglio o a chi vi è già presente come i Verdi di poter raggiungere i 5 eletti per formare un Gruppo e partecipare ai lavori delle Commissioni (dove vengono prese le principali decisioni), dovrà quindi per forza ancora votare solo la rispettiva scheda intestata.
La speranza è che la scheda senza intestazione venga perlomeno utilizzata da chi in assenza di questa scheda non sarebbe nemmeno andato a votare e la sua opinione avrebbe così avuto un peso nullo.
D’altra parte, domenica prossima, avremo la concreta possibilità di ridare un po’ di voce alle rivendicazioni popolari contro lo strapotere dei partiti tradizionali, votando sì all’Iniziativa popolare “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati”. Non per niente la partitocrazia avversa questa possibile riforma per non doversi confrontare più spesso con le legittime rivendicazioni popolari.
Chi ha spesso collaborato nella raccolta di firme conosce perfettamente le oggettive difficoltà, aumentate con l’introduzione del voto per corrispondenza, specialmente per chi non ha il supporto di strutture e segretariati come quelle dei partiti. Ne è un esempio il recente insuccesso dell’”Iniziativa popolare per un servizio di aiuto domiciliare efficiente”, nonostante il sostegno di una larga fetta della popolazione, non solo anziana. In effetti non ho incontrato nessuno che non abbia voluto firmare, ma ciò non è bastato, non solo per una certa inesperienza dei promotori, ma anche per il boicottaggio dei partiti.
Quindi votiamo SI domenica prossima per ridare voce alle rivendicazioni popolari e permettere che anche in futuro possano ancora venir prese in considerazione importanti proposte della base.
Luca Buzzi, candidato indipendente al Gran Consiglio sulla lista dei Verdi
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