Distruzione del patrimonio arboreo

Creato: Martedì, 12 Febbraio 2008

Continua a Bellinzona l’ecatombe dei maestosi alberi secolari, vanto e pregio della nostra città. Dopo i faggi di Viale Franscini e di Via E. Motta, nelle ultime settimane è toccato a cedri, magnolie ed altre piante pregiate ancora in Viale Franscini, in Via Ghiringhelli (dietro il Governo) ed in Via Salvioni-Vicolo Sottocorte, (dove tra l’altro è stata abbattuta anche la bella villa in granito, oltretutto senza salvarne nemmeno parte dei pregevoli manufatti).

I metodi e le giustificazioni per il taglio sono magari diversi e non mancano certo gli interventi di eutanasia attiva o passiva (come i maltrattamenti sistematici che con gli anni portano poi necessariamente al deperimento della pianta). Da chi sfrutta le domande di costruzione, poi mai eseguite (come nel primo caso) o che non ostacolerebbero comunque la almeno parziale sopravvivenza degli alberi (come nell’ultimo caso), a chi si appoggia a perizie fasulle o di parte o approfitta di autorizzazioni per il taglio di una pianta per tagliarne anche altre.
Evidentemente non si può farne una colpa solo ai proprietari o ai promotori immobiliari, certamente poco sensibili e che antepongono motivi puramente economici. Ma ci si dovrebbe perlomeno aspettare un atteggiamento molto più attivo e coerente da parte dell’Ente pubblico. Le autorità comunali dovrebbero innanzitutto dare l’esempio nel preservare e trattare nel migliore dei modi il patrimonio arboreo della città. Basterebbe ricordare che 5 anni fa avevano invece ad esempio già decretato la fine dei platani di Piazza Simen, tuttora presenti solo grazie all’insistenza ed all’impegno (anche finanziario) di alcuni cittadini. D’altra parte proprio ieri 11 febbraio, senza nessuna giustificazione comprensibile, hanno abbattuto diversi liliodendri (potandone drasticamente gli altri) della cornice attorno agli spalti dello Stadio comunale. Gli stessi avevano sostituito meno di vent’anni fa i famosi pioppi ed erano stati scientificamente scelti e collocati in modo da non dover creare nessun problema futuro e quindi di non dover più essere toccati per molti decenni e cominciavano appena a svolgere la loro preziosa funzione.
Ed è altrettanto importante piantare nuovi alberi con regolarità. Se oggi abbiamo alberi maestosi è perché in passato qualcuno ha avuto la bella idea di piantarli. Se continuiamo a tagliarli senza rimpiazzarli tra un po' non ce ne saranno più.
Il Municipio potrebbe poi modificare il Piano regolatore tenendo veramente conto dell’importanza degli alberi. Cosa serve prevedere una serie di alberi protetti nel piano del paesaggio, se poi sono comunque inseriti in zone edificabili con indici ed allineamenti che ne impediscono la sopravvivenza? Quali tipici esempi basterebbe citare quello della Villa Antonini, tra Viale Officina e Viale Guisan, per la quale si è testardamente insistito nel fissare un allineamento vincolante degli edifici su Via Visconti che obbligherà al taglio di tutte le piante del parco (oggi naturale continuazione di quello pubblico antistante), o quello di Villa Bonetti, il cui parco protetto è in contraddizione con l’inserimento del sedime nella zona residenziale intensiva. D’altra parte spesso non viene nemmeno fatta rispettare la clausola minima prevista dalle norme di PR della sostituzione degli alberi protetti (in caso di taglio giustificato) con altri della stessa specie.
Per cambiare questa situazione ci vogliono però municipali e consiglieri comunali con una maggiore sensibilità sull’importanza degli alberi nell’arredo urbano e ciò non solo dal punto di vista paesaggistico, ma specialmente per il miglioramento della qualità di vita degli abitanti. Uno solo di questi maestosi alberi secolari può infatti influenzare positivamente attorno a sé il microclima di una zona fino ad un centinaio di metri di distanza.

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