Bellinzona e il problema degli anziani

Creato: Lunedì, 29 Marzo 2004
L'invecchiamento della popolazione, a Bellinzona, è stato sottovalutato per troppo tempo ed ora necessita di una risposta urgente. E' un atto di civiltà che dobbiamo a chi ha costruito il benessere di cui godiamo. Oggi, molti anziani si sentono abbandonati da questa società dei consumi che estromette, inesorabilmente, chi non è più produttivo. Chi non può neppure contare su una famiglia è, purtroppo, destinato a finire la propria vita in solitudine. Anche per le famiglie non è comunque facile accudire le persone care nel momento del bisogno; gli angusti spazi degli appartamenti non consentono di ricavare una camera per ospitare una persona, ancorché provvisoriamente; le esigenze economiche, spesso, impongono alle coppie un doppio impiego (per sbarcare il lunario) e le belle famiglie patriarcali di un tempo, dove convivevano parecchi nuclei familiari non sono che un lontano ricordo.
Non basterà certo l'edificazione, a medio termine, di una nuova casa anziani per risolvere il problema. E' indispensabile, a nostro modo di vedere, istituire, al più presto, nuovi servizi ed una rete efficiente di appoggio sociale, per evitare che chi si sforza di continuare a vivere da solo, ma è temporaneamente costretto dalla malattia a rinunciarvi, venga "spedito" in qualche istituto, sovente lontano dal suo ambiente; cosa che avviene regolarmente attualmente e che, è noto, non può che ripercuotersi negativamente sullo stato di salute dell'anziano. Un tempo vi era una solidarietà spontanea, attuata dai familiari, come anche dai vicini, che spalleggiavano la persona sola nel momento del bisogno; oggi, purtroppo, anche questo è solo un bel ricordo. La totale chiusura del Municipio di Bellinzona ad iniziative di singoli privati ha poi impedito che si potessero avviare delle attività che rispondessero, almeno in parte, ad alcune di queste necessità. La presunzione dell'onorevole Ghisletta, nell'attribuirsi i meriti delle iniziative avanzate in questo campo, ha avuto, come unico effetto, il blocco di ogni progettualità. Ci siamo addirittura lasciati sfuggire quel milione e mezzo che l'onorevole Martinelli aveva promesso per le strutture accessorie, al momento del rigetto della domanda di ampliamento della casa anziani comunale (vedasi allegato)! Ora il lodevole Municipio si permette addirittura di asserire che non può rilasciare gratuitamente un elenco degli anziani (oltre gli 80 anni) perché questo violerebbe la sfera privata del cittadino (protezione dei dati???!!!); peccato che, normalmente, questo genere d'informazione viene concessa, a pagamento, a chiunque ne faccia richiesta (due pesi e due misure o siamo noi che diamo troppo fastidio?)!!!
Urge una struttura per soggiorni temporanei di una certa ampiezza (pensiamo ad una ventina di posti) alla quale gli anziani possano far capo in situazioni di crisi, come dopo un'ospedalizzazione (e sappiamo tutti che le degenze nei nosocomi sono sempre più corte, mentre la ripresa della salute, nella persona non più giovane, è lenta). Di regola si fa capo ai reparti geriatrici di Acquarossa e Faido ma questo comporta comunque l'allontanamento, con la relativa interruzione dei rapporti sociali, che è risaputo, sono vitali per la ripresa. Chi non può permettersi il soggiorno in cliniche private è, poi spesso, costretto a rientri affrettati a domicilio
senza un valido sostegno, indispensabile per creare quel clima di sicurezza che permette il graduale recupero. Questo porta, inevitabilmente, in tempi brevi a ricadute ed ad un rosario di riospedalizzazioni in istituti diversi, con il risultato di deprimere il convalescente al punto tale di convincendolo a rinunciare alla sua indipendenza accettando, suo malgrado la decisione, voluta o coatta, di entrare in casa anziani. Questi soggiorni temporanei potrebbero anche fungere da valvola di sicurezza per quelle famiglie che hanno scelto di assumersi il mantenimento dei loro cari a domicilio ma che, per almeno un periodo di vacanza all'anno, o in situazione di propria malattia, non trovano attualmente un'adeguata sistemazione per i propri anziani. A Bellinzona esiste il centro diurno terapeutico, gestito dalla Pro Senectute, che accoglie, come ospedale diurno, quelle persone anziane con disturbi di orientamento o d'altro genere che abbisognano di supervisione costante e/o di semplici cure mirate: esso è pure un sostegno per mantenere l'anziano in famiglia il più a lungo possibile. Accanto a questi vi è però una larga fascia di persone della terza età, ancora in grado di gestirsi al meglio, ma che avrebbe bisogno di uno spazio dove incontrarsi e socializzare per condividere, con chi si trova nella stessa situazione, i problemi e le difficoltà del quotidiano; dove intessere relazioni umane di qualità, dove trovare un orecchio teso che ascolti gl'inevitabili sfoghi per una salute ormai pregiudicata, dove svolgere piccole ma soddisfacenti attività in comune, che permettano di dimenticare la poco piacevole sensazione di inutilità che affligge chi non fa più parte della popolazione attiva. (Chi l'ha stabilito che gli anziani non possano più "lavorare", magari in qualità di volontari, per la comunità??). Se, poi,
in questo fantomatico spazio vi fosse pure una mensa ben fornita, dove consumare comunemente una pasto caldo (facciamo notare che un 15% di anziani che vive al proprio domicilio risulta malnutrito!) avremmo già alleviato le sofferenze e mitigato le preoccupazioni di una buona parte dei nostri ultraottantenni . Non crediamo di essere utopici, a Giubiasco, ad esempio, il centro dell'associazione Vita Serena, è attivo da anni e svolge esattamente questo tipo di attività, peccato lo faccia unicamente un giorno alla settimana, ma è pur sempre un inizio! In città vi sarebbero addirittura già gli spazi, che con un minimo investimento, potrebbero ospitare questo genere di attività. Pensiamo agli istituti Francesco Soave o Santa Maria che potrebbero essere convertiti, in parte a questo scopo. Chi potrebbe gestire questi spazi? Riteniamo che si potrebbe costituire una rete sociale, forse coordinata dall'ABDA che si avvarrebbe della collaborazione di Pro Senectute (ad esempio per la consulenza di un assistente sociale e la preparazione dei pasti), dell'ATTE, di Pro Infirmis, di un gruppo di volontari (siamo certi che a Bellinzona ci siano persone interessate ad una simile esperienza). Grazie all'aiuto domiciliare, che conosce in modo più capillare la situazione di tanti anziani (e non solo), indigenti si potrebbero raggiungere più persone e famiglie rispondendo, in modo mirato, a determinati
bisogni, senza necessariamente far capo a cure mediche od ospedalizzazioni, ma svolgendo un'opera di prevenzione e promozione della salute in modo più capillare.
In questo "centro sociale" potrebbe trovar posto, ad esempio, due pomeriggi alla settimana, uno "sportello di consulenza" per quelle persone che hanno poca dimestichezza con i pagamenti o faticano ed evadere la loro corrispondenza (per ora questi casi passano ancora attraverso la commissione tutoria che, è risaputo, fatica non poco a trovare curatori e tutori volontari!). Con un'attenzione mirata si potrebbero prevenire molti problemi, disagi, sofferenze, angosce, costi di ospedalizzazioni ed istituzionalizzazioni, spesso anche evitabili o procrastinabili nel tempo, migliorando così la qualità di vita di molti nostri cari anziani.
Un problema che abbiamo già sollevato, e non siamo i soli, è quello della mobilità in generale. Questa diventa ancor più problematica per l'anziano. In qualche altra regione del cantone si è cercato di rispondervi, come nella zona di Ascona, con il Buxi. Perché non si potrebbe istituire, anche a Bellinzona, un servizio trasporti specifico, con tariffe direttamente proporzionali alle disponibilità della persona che ne usufruisce? (A Mendrisio l'AMA funziona da anni ed ora collabora addirittura con il comune!!!!)
Forse qualcuno potrà pensare che "Bellinzona vivibile" si inventa i problemi:
sappiamo invece che, purtroppo, non è così. Abbiamo proposto di indagare presso i diretti interessati, magari interpellandoli direttamente quale comune, come ventilato lo scorso mese di luglio (vedasi allegato 2) per poter meglio definire i reali bisogni e le aspettative di quella fascia di popolazione anziana che risiede nella nostra città ma l’unico riscontro che abbiamo avuto è stato lo scritto del comandante della polizia comunale che ci definisce dei “ficcanaso”. Purtroppo abbiamo perso altri 4 anni e, anche a Bellinzona, qualcuno è morto tra le mura di casa ed è stato ritrovato solo qualche giorno dopo, ma la cosa è stata sapientemente messa a tacere perché, come dice il Partito Socialista: “noi gli anziani li abbiamo sempre considerati seriamente”; peccato che lo facciano soltanto in campagna elettorale!!! Anche questo é un triste indicatore del decadimento dei valori di una società sempre più improntata all'egoismo. Noi vorremmo invertire la tendenza, magari con il vostro aiuto.
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