Il potenziamento dell’acquedotto comunale

Creato: Giovedì, 04 Marzo 2004

Lunedì 8 marzo il Consiglio comunale di Bellinzona è chiamato ad approvare il Messaggio per la progettazione definitiva della nuova captazione d’acqua potabile nella piana di Gnosca.
Essendo l’ultima seduta prima delle elezioni comunali, c’è il pericolo che l’argomento venga liquidato rapidamente. A noi sembra invece che lo stesso sia di primaria importanza e richiederebbe il coinvolgimento e l’attenzione di tutta la cittadinanza.
L’acqua sta alla base della vita e il suo approvvigionamento sia quantitativo che qualitativo dovrebbe essere la prima preoccupazione di un servizio pubblico.

Recentemente l’Azienda comunale, per ottemperare ai nuovi disposti di legge, ha inviato a tutti i proprietari di stabili (ma non a tutti gli utenti!) una tabella sulla qualità dell’acqua distribuita nel 2003. La stessa, oltre che incompleta, era sicuramente per la maggioranza della popolazione poco comprensibile. La nostra esplicita richiesta di avere almeno dei termini di paragone e/o dei limiti di tolleranza per poterla interpretare, non è stata finora esaurita, nonostante le promesse verbali.
D’altra parte nella tabella non erano ad esempio riportati i dati relativi alle concentrazioni di vari composti organici e pesticidi, emergevano comunque delle differenze di qualità dall’acqua di falda all’acqua di sorgente (esempio per i solfati, al limite del tollerabile nell’acqua di falda) e si poteva almeno ricavare l’importanza della diversificazione delle fonti di approvvigionamento per sopperire alle variazioni di erogazione durante la giornata e durante l’anno.

Ricordiamo che nel recente passato l’unico grosso problema incontrato con l’acqua in città è stato l’inquinamento della falda a seguito di fuoriuscita di sostanze chimiche da una lavanderia. Per oltre un anno le autorità comunali non avevano nemmeno avvisato la cittadinanza del pericolo e hanno lasciato bere a tutti, compresi i neonati, l’acqua inquinata, minimizzando poi le possibili conseguenze negative.
Indipendentemente dal fatto che a tutt’oggi sembra (e sarebbe molto preoccupante) che il sito non sia ancora stato decontaminato, e che la chiusura dei pozzi di captazione nel centro cittadino eviterebbe in futuro simili episodi, ci chiediamo comunque se nella scelta del nuovo pozzo di captazione siano state effettivamente valutate tutte le possibili fonti di rischio.
Il futuro pozzo verrebbe infatti ubicato in prossimità dell’autostrada, che contrariamente alla legge vigente, è stata a suo tempo costruita sopra una zona di protezione! In caso d’incidenti saranno sufficienti le particolari misure di protezione adottate al momento della costruzione dell’autostrada?
E d’altra parte, il terreno sempre più contaminato attorno all’autostrada non potrebbe in futuro portare degli inquinanti chimici anche nella falda sottostante? Il progetto prevede per il momento solo la deacidificazione dell’acqua ed il trattamento antibatterico ai raggi ultravioletti, ma nessuna particolare misura contro eventuali inquinanti chimici.
Come nel caso dell’aria, anche per l’acqua non si conoscono completamente i possibili effetti negativi di un consumo prolungato di inquinanti chimici anche se in quantità inferiori ai limiti fissati dalle ordinanze federali, per cui la massima prudenza dovrebbe essere d’obbligo.

Un ulteriore interrogativo che ci si potrebbe porre è se il grosso investimento per la captazione di Gnosca, con la conseguente necessità di ammortizzare la spesa, non rischia di portare in futuro al mancato rinnovamento delle fonti sorgive, a scapito quindi dell’importante diversificazione delle fonti, menzionata sopra. Questo possibile progressivo abbandono comporterebbe inoltre l’impossibilità di eventualmente produrre energia con delle micro-centrali sfruttando la caduta dell’acqua nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.
Infine il messaggio per la progettazione definitiva, nonostante il non indifferente costo di mezzo milione di franchi, non prevede più l’esame degli interrogativi sopraesposti.
Bellinzona vivibile, proprio per l’importanza dell’opera, si chiede perciò se non sia più opportuno che il Consiglio comunale, prima di prendere una decisione definitiva, richieda al Municipio ulteriori approfondimenti, cercando invece di far anticipare una soluzione urgente per Daro e Artore, come richiesto da un’interpellanza in merito.

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