Progetto aggregativo del Bellinzonese

Creato: Lunedì, 04 Maggio 2015
Seduta del 14.10.13 : MMN 3766 Progetto aggregativo del Bellinzonese

Dopo tutto quanto finora udito, penso proprio che sia utile almeno una voce fuori dal coro. Lo stesso sindaco, nel dibattito di sabato scorso alle Scuole Nord ha definito come benvenute le critiche, che permettono di approfondire il dibattito.
Questo messaggio permette per la prima volta di discutere il progetto aggregativo anche all’importante livello istituzionale del Consiglio comunale, finora completamente ignorato e bypassato dal Municipio.
Quindi penso che valga la pena di premettere alcune considerazioni generali.

La prima legge sulle aggregazioni è nata innanzitutto per sopperire alle difficoltà di soppravvivenza delle piccole realtà comunali, legate alle difficoltà finanziarie, ma anche alla mancanza di persone disposte ad occuparsi della cosa pubblica, generalmente a titolo puramente volontario. Ciò permetteva tra l’altro anche di migliorare la base della democrazia nelle situazioni nelle quali una sola persona o famiglia regge da anni le redini del comune, senza possibilità di ricambio né di un vero dibattito democratico.
Con la nuova legge e con l’impulso in particolare di Lugano, sostenuto dalla sezione enti locali, si sono travisate completamente le finalità iniziali, addirittura andando contro la legge stessa, accettando aggregazioni senza continuità o imponendo aggregazioni forzate, per fini politici, egemonici e di conquista territoriale. Anche realtà comunali perfettamente funzionanti ed autosufficienti, ma forse contrattualmente meno forti sono state sacrificate sull’altare della megalomania del più forte. Proprio parlando di Lugano basterebbe citare il caso di Cadro, che si è battuto a fondo contro l’aggregazione e dall’altra parte invece quelli di Massagno, Paradiso e altri comuni della cintura azzurra, tuttora stranamente esclusi dall’aggregazione.
La conseguenza di questo fagocitamento è sicuramente una perdita della partecipazione dei cittadini e quindi un’ulteriore perdita di interesse per la politica. Lo stesso Eros Ratti, ex-responsabile della sezione enti locali, con il suo pluridecennale impegno per i comuni, lo ha più volte affermato.
Anche i cittadini delle zone più discoste della nuova Lugano si stanno accorgendo che, se forse hanno potuto ricevere qualche piccolo aiuto infrastrutturale o un leggero calo del moltiplicatore, ora devono ad esempio recarsi in centro per certe pratiche amministrative, con problemi di traffico e di trasporto, ma in particolare non hanno più nessuna voce in capitolo. Ad esempio si sono viste sparire le loro assemblee comunali; per proporre od opporsi a certe realizzazioni sul proprio territorio non possono più utilizzare iniziative o referendum, basi della nostra democrazia popolare, ma devono limitarsi a delle petizioni senza vicolo legale e quindi ridicole. Per ovviare almeno in parte a ciò erano state promesse delle commissioni di quartiere, a tutt’oggi inesistenti o comunque senza nessun peso politico.

Ma la Luganomania ha nel frattempo fatto strada e sembra che l’unico modello e le uniche prospettive per le realtà comunali siano quelle delle grandi aggregazioni, che alla fine dovrebbero forse soppiantare lo stesso cantone? Pensare che le fusioni siano la panacea universale per risolvere tutti i problemi mi sembra un po’ esagerato.
Dobbiamo renderci conto che le risorse cantonali sono sempre quelle, togli da una parte e manca dall’altra ed i costi potrebbero anche aumentare ad esempio per dei servizi non richiesti o comunque meno cari se organizzati su scala ridotta e locale, con meno amministrazione e burocrazia.
Oggi anche a livello internazionale la ricetta per ridurre i mali della globalizzazione è la “localizzazione”.

Venendo ora alla nostra realtà, ricordo che Bellinzona vivibile è un movimento civico nato per riavvicinare la popolazione alla vita politica della città cercando  di invertire la tendenza al calo di partecipazione alle elezioni e votazioni tramite una politica al di fuori delle logiche partitiche. Non possiamo quindi che sottolineare il pericolo che un’aggregazione come quella che si prospetta potrebbe compromettere irrimediabilmente anche da noi il grado di partecipazione dei cittadini.
Qualche anno fa, anche grazie al nostro impegno, siamo riusciti a ridurre il numero di firme necessarie per iniziative e referendum comunali. Gli sforzi verrebbero completamente annullati da un’aggregazione come quella prospettata. D’altra parte ci eravamo particolarmente impegnati contro la vendita e la privatizzazione dell’Azienda elettrica. Cosa succederà con le AMB dopo l’eventuale fusione è ancora un’incognita, ma non vorremmo che fosse l’occasione per riproporne la privatizzazione. A Lugano tutte le varie aziende municipalizzate sono passate, oltretutto gratuitamente ed automaticamente, sotto un’unica SA.
 
La necessità di dialogo, di una maggiore collaborazione tra i comuni dell’agglomerato per ridurre le spese, razionalizzare le risorse e sfruttare tutte le sinergie possibili è senz’altro fondamentale e l’abbiamo sempre sostenuta, ma può essere raggiunta anche senza un’aggregazione politica come quella proposta.
Ricordo, per non citare che un esempio, la problematica dell’approvvigionamento idrico, quando siamo stati gli unici a chiedere una maggiore collaborazione tra Bellinzona e Giubiasco nel discutere i relativi progetti, che a mio modo di vedere erano e restano complementari. L’unica cosa che la nostra città ha saputo fare è stata quella di inoltrare dei ricorsi contro il progetto di Giubiasco, certamente non la migliore premessa per poi rivendicare appoggi e sostegni per le costose infrastrutture della città utilizzate da tutti gli abitanti dell’agglomerato.
Già molti anni fa certe realizzazioni come i piani regolatori avrebbero potuto e dovuto venir realizzati con maggiore collaborazione ed informazione reciproca per evitare doppioni, spreco di territorio ed altri aspetti contrari al principio stesso dei piani regolatori che dovrebbero conferire un assetto razionale e formalmente equilibrato al territorio, permettendo così una migliore continuità ed uniformità tra zone adiacenti dei comuni confinanti.
Lo stesso principio esigerebbe a maggior ragione ora, con il progetto aggregativo in corso, almeno una pausa di riflessione nel proporre varianti di PR. Ciò che purtroppo non è il caso, visto anche il prossimo messaggio che discuteremo questa sera per la trasformazione in Via Tatti di un terreno agricolo in terreno edificabile. Questo rende poco credibile la sbandierata comunità d’intenti descritta in questo messaggio.

Potrei evidentemente continuare, ma non voglio tediarvi, né monopolizzare la discussione. Ci sarà senz’altro ancora occasione di farlo.
Comunque dalle considerazioni espresse mi sembra ovvio che non posso sostenere questo messaggio.

Come al solito mi permetto però di fare alcune domande puntuali di chiarimento:

-    Sulla base di quale criterio è stilato l’elenco dei comuni che sottoscrivono la convenzione, che non è né geografico né alfabetico?
-    Sulla base di quale criterio sono stati scelti i membri del gruppo operativo e della direzione di progetto?
-    Se il criterio è quello della grandezza del comune, comunque non necessariamente condivisibile seguendo le riflessioni che ho fatto sopra, come mai manca Arbedo-Castione?
-    Quali sono stati i criteri per la scelta dei 4 consulenti esterni? Non mi sembra che gli stessi lavorino già assieme. Come coordineranno l’attività tra di loro? Ciò non comporterà spese supplementari?

Inoltre mi sembra che per una maggiore chiarezza il dispositivo della risoluzione debba perlomeno contenere due piccole precisazioni o emendamenti:
-    Nel punto 4 specificando che si tratta di un anticipo e quindi potrebbe venir formulato come segue: …..
-    Nel punto 6 aggiungendo anche il credito del punto 4, cioè formulandolo come segue: …
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